STORIE di MEDICI d'URGENZA: CONSOLIDARE L'EQUIPE d'EMERGENZA. Silvia Predieri, MD - PS di Faenza

Sono stata ad un incontro della nostra Unità Operativa con un esperto che ci segue da anni per l’accreditamento e la gestione del rischio. Mi sono resa conto che, parlando con un esterno della nostra realtà, sarebbe utile che anche noi la conoscessimo meglio, e mi sono venute in mente unò di questioni su cui si  potrebbe lavorare. In particolare credo che tutti noi che operiamo in emergenza –urgenza dobbiamo lavorare sulla nostra equipe. Se ti capita un arresto cardiaco fuori dal lavoro, o per chi esce con il 118 in ambito extraterritoriale, l’equipe può essere fatta da persone che non si conoscono e ognuno di noi ha in mente i dictat degli algoritmi delle emergenze: sicurezza, comunica in modo chiaro, relazionati con calma ma autorevolezza, un componente dell’equipe fa da leader, dai compiti precisi e ottieni il feed back di quello che chiedi….
 
Quando siamo in ospedale però la nostra equipe è formata da membri che variano a seconda dei turni, ma che in ogni caso lavorano al nostro fianco come organico. Quindi, dovremmo cercare di lavorare sul nostro comportamento in maniera anticipatoria. L’equipe ospedaliera (medico, infermieri, ausiliari) lavorano quotidianamente sui pazienti di area critica. Dal mio punto di vista è bene che costruiamo un proprio modo di lavorare assieme! Lavorare insieme in maniera coordinata sarebbe un bene in tutti gli ambiti lavorativi se accettiamo l’ipotesi che questo faciliti il lavoro sia da un punto di vista gestionale che da un punto di vista di efficacia. Ma se noi crediamo a ciò che ci insegnano sulla gestione delle urgenze, dobbiamo essere ancora più convinti di questo!
 
Se l’equipe con cui lavoriamo si basa su relazioni interpersonali casuali, dove chi ha un atteggiamento più aggressivo tende a imporre le proprie scelte agli altri, oppure a rimproverare, chi è invece più timido non riesce ad esempio a dare un feedback allora non potremmo essere performanti durante un’emergenza. La nostra equipe però è quella con cui magari lavoriamo da anni e comunque la frequentiamo quasi tutti i giorni, … quindi non ci sono scuse. Bisognerebbe conoscere meglio le proprie Unità Operative e costruire qualcosa di prezioso che possa funzionare bene durante le urgenze: un gruppo unito dove non si annullano le singole individualità ma che lavori all’unisono, dove ognuno rispetta l’altro, tutti sappiano come fare al meglio per la buona riuscita del proprio lavoro e per la salute del paziente!
 
Anche se leggiamo come dovremmo comportarci sui sacri testi, quando scatta o arriva il codice rosso tutto può improvvisamente trasformarsi, gli animi possono non essere pronti o possono saltare fuori incomprensioni durante la gestione del caso. Se una coppia (per fare un esempio di relazione) è litigiosa, non si può dirle: quando ci sono ospiti non dovete litigare….., non funzionerebbe, bisogna invece lavorare sul perché la coppia litiga….
 
La prima cosa da fare nelle nostre unità operative è senz’altro conoscerle! Io lavoro qui a Faenza da 5 anni, e ci lavoro bene, ma solamente in occasione di questi pensieri ho fatto due conti e mi sono resa conto che il personale con cui lavoro consta di 78 collaboratori!! Ci sono ben 17 medici, 39 infermieri professionali tra Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, 19 Ausiliari, due caposala e il  Primario. Non è affatto scontato “funzionare “ bene assieme. Ma ci sono dei margini per imparare a farlo meglio!  Rapportarsi fra di noi, con i consulenti, con le altre Unità Operative è importante e molte volte è  quello che ci fa stare più male durante il lavoro. Quanti di voi si sono trovati a pensare…la parte clinica non sarebbe nulla, il più è non litigare con il cardiologo, non impazzire per un trasferimento in altro reparto, non scambiare esami o pazienti per fraintendimenti tra di noi!
 
Questi gli spunti che mi sono venuti in mente e che ho girato alla mia Unità Operativa:
 
 
 
Sarebbe interessante che ognuno di noi sapesse cosa è chiamato a fare in ambito clinico (consensus conference medicina di emergenza-urgenza), in ambito organizzativo (obiettivi del sistema di qualità aziendale- gestione del rischio clinico; obiettivi del budget – generalmente direttive regionali) e, non ultimo, obiettivi culturali comuni non ancora sanciti ma che singolarmente e in gruppo possiamo darci ed eventualmente definire anche in maniera collegiale ed esportare (ad esempio limitare il disagio degli afferenti ai nostri servizi, dialogare in maniera capace con il personale e l’utenza, sostenere le situazioni psicologiche difficili, rispondere a particolari esigenze……)
 

Silvia Predieri. Dirigente medico Pronto Soccorso di Faenza