DICONO di NOI

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Molte persone usano MedEmIt abitualmente per la loro pratica e aggiornamento, e ogni tanto ci scrivono per ringraziarci. Pubblichiamo qui alcuni dei commenti che ci sono arrivati via email. Grazie a tutti! In fondo la nostra gratificazione più grande e più vera (e ciò che ci spinge a continuare nel nostro impegno) è sapere che il nostro lavoro è utile a qualcuno e che voi ci sostenete. Continuate a scriverci e confermarci (o correggerci) nella strada che stiamo percorrendo.
 
 

Commenti

Grazie!

Solo oggi ho scoperto questo magnifico sito, dopo che un collega ha divulgato l’articolo della dr. Morabito intitolato “Revolution”. Subito dopo ho letto anche l’articolo sul burn out…

E’ proprio alla dr. Morabito che vorrei inviare un solo messaggio, una sola parola… GRAZIE!

Simona (PS Ospedale S. Raffaele Milano)

Adele: Continuate così!

Un saluto a tutti voii dello staff di questo magnifico portale.
Sono un medico di emergenza sanitaria territoriale 118 in servizio nel territorio laziale. Mi sto abilitando con il corso regionale del usl 11 di Empoli. Ho una passione sfrenata per l'emergenza e l'aspirazione di diventare un giorno anestesta rianimatore. Mi sono imbattuta per caso in Medemit e l'ho trovata un'ottima risorsa. 
Questa mail è per ringraziarvi e spronarvi a continuare su questa strada e per chiedere se fosse possibile condividere alcuni casi clinici in cui io ed i miei colleghi medici est ci siamo imbattuti.
 

Certamente

Grazie Adele dei complimenti e degli incoraggiamenti. Per noi è molto importante il supporto morale (così come quello economico!) che molti di voi ci danno. Personalmente porto avanti questo progetto oramai da oltre 10 anni e se non fosse per il riscontro che ha, avrei avuto molti motivi per lasciar perdere. 
Per i casi certamente si! Abbiamo piacere e fame anche della vostra esperienza. Basta che li inviate alla email dell'editor ([email protected])
Baci
Gemma Morabito

Siamo in tempi di Foam e noi ci adeguiamo

 
Cara Gemma,
sto per entrare nel 4° anno di specializzazione e devo dire che, nonostante tutti i bachi che la nostra formazione ha, sono felicissimo di notare come la "global medical education" possa tranquillamente sopperire la mancanza di professori adeguati.
 
Siamo in tempi di Foam e noi ci adeguiamo. Purtroppo quello che manca realmente è un mentore: nessun sito, nessun divulgatore potrà mai darti quello che un vero mentore può darti e insegnarti (in termini umani e in termini medici). E' per questo che ho tanto a cuore gli studenti che talvolta ci vengono affidati: vorrei dare a chi verrà dopo di me quello che io non ho ricevuto. 
 
ciao!
Matteo
Scuola di Specializzazione in Medicina d'Emergenza-Urgenza di Siena
 

Editor

Il futuro della formazione cancella le Classi perchè la tua classe è ... il Mondo!

http://www.fastcoexist.com/1681507/the-future-of-education-eliminates-the-classroom-because-the-world-is-your-class

Ovviamente una "esagerazione", ma interessanti le riflessioni

Complimenti per la Visual Diagnosis

Molto interessante!

Tanti, tanti complimenti!

 

Lucia, Medico PS di Milano

QUALITA' del LAVORO per i MEDICI d'URGENZA

Gemma, ti faccio i complimenti per tutte le considerazioni fatte e per gli stimoli a fare sempre meglio. Purtroppo però siamo ancora in pochi a credere in quello che tu dici, perchè non esiste ancora in ITALIA una coscienza, una identità ed una personalità del Medico D'Urgenza, perchè le nostre società e chi le dirige non hanno la caratura per portare avanti un discorso di corporativismo, quale è quello ad esempio di altre specialistiche.

Sono convinto che una cultura ed una propria identità, con peculiarità proprie, non si fanno in un solo decennio, vedasi la Cardiologia che dagli inizi degli ani 70, solo alla soglia del 2000, ha cominciato ad avere tutto il "potere" che oggi possiede. E' pur vero che le fusioni di ANMU-SIMPS-FIMUPS fino ad arrivare alla SIMEU ed oggi all'ACEmC, non hanno ancora in pieno realizzato quel corporativismo di altre specialità, ma è pur vero che in Medicina D'Urgenza e Pronto Soccorso ancora oggi ci lavorano professionisti, che non hanno voluto rinunciare al loro imprinting, di internisti, endocrinologi,geriatri e/o quant'altro.

Dovremo aspettare almeno altri 5-10 anni, consapevoli però di aver gettato le basi per un futuro che al di là delle pessimistiche previsioni, sarà almeno roseo per essere uscito allo scoperto ed aver ri-creato una disciplina olistica. Un caro saluto

Luigi Zulli, Primario UOC Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso, Ospedale san Filippo Neri di Roma

QUALITA' del LAVORO per i MEDICI d'URGENZA

La lettura del tuo pezzo sulla rivoluzione mi rafforza sempre più nella convinzione che abbiamo un gran bisogno di riferimenti ideali, di cose importanti in cui credere. Da anni lotto contro l'eccessivo pragmatismo minimalista di chi non è capace di "sognare" né di puntare a qualcosa che non sia la gretta conservazione di posizioni di retroguardia. Pensiamo in grande!!! E scriviamolo!

Sei un mito, Gemma!

Massimo Bochicchio, Associate Editor MedEmIt, Primario PS di Montichiari (Brescia)

QUALITA' del LAVORO per i MEDICI d'URGENZA

E'bello per uno studente di medicina sentire certe cose, sapere che quando uscirai ci sono anche colleghi che la vedono così!

Giacomo, Studente di Medicina

QUALITA' del LAVORO per i MEDICI d'URGENZA

Bello, molto bello.

Certo, non credo che quanto scrivi non lo pensassi già prima. Non tanto per la cosiddetta occhiatina che si può dare all'organizzazione di altri paesi quando ve ne è la possibilità, ma per la confusione palpabile e incomprensibile in cui stanno soffocando i dipartimenti d'emergenza italiani.

E' anche (e probabilmente) soprattutto vero che primi tra tutti siamo noi i 'colpevoli' della mancata ribellione. Ma la storia insegna che è solo questione di tempo. Il riconoscimento dello 'abused status' è solo questione di tempo. E' successo anche a te di cadere nella tentazione di credere che altri paesi (nel tuo caso gli USA) siano più civili del nostro?

Io l'ho pensato immediatamente, ma poi processando la riflessione mi sono riproposto una nuova chiave di lettura, che per certi versi è anche figlia di un pensiero passivo (e quindi fortemente criticabile): è solo una questiona di cultura. Accettare o no la cultura del nostro paese sta a noi. Sta a noi decidere se la cultura debba essere creata o semplicemente attendere che venga fatto. Ciò che alla fine ti rimane è certamente una grande amarezza.

Io, come ben sai, ho fatto una scelta che non difenderò mai come la migliore, con essa e a mezzo di essa non cercherò mai di distruggere l'immagine di un paese che oltre ad avermi dato i natali mi ha dato la possibilità di studiare e formarmi; bensì, ad un certo punto della mia vita, mi è sembrato un atto dovuto per chi come me viaggia su una lunghezza di pensiero molto vicino alla tua, quello di vivere il 'pronto soccorso' in una realtà dove innanzitutto vi è stima e considerazione nei confronti di chi opera in condizioni così fortemente inique.

Che dire di più? il tuo pezzo è nella sua semplicità di pensiero molto impattante le coscienze di chi è l'attore principale di un proscenio unico come il pronto soccorso di un ospedale italiano.

Baci

Carlo Arrigo, Associate Editor MedEmIt